martedì 19 giugno 2012

Un altro Nobel bacchetta la UE!

Thomas Sargent (biografia) premio Nobel per l'economia nel 2011, da tempo cerca di spiegare le analogie (e differenze) tra i neonati Stati Uniti d'America del 18esimo secolo e l'Europa di oggi. In diversi articoli (eccone uno) tiene vere e proprie lezioni di storia ed economia politica che dovrebbero far riflettere profondamente politici e mandanti dei piani di austerita' e finti aiuti che ci porteranno al degrado senza via di ritorno. 


Pochi giorni fa, Sargent ha tenuto una conferenza proprio in Italia (Scrivere il Futuro, Bologna 14-17 Giugno 2012), della quale erano ospiti (tra gli altri) Roubini, Giddens ed il professor (super)Mario Monti.

Il baraccone era organizzato da Repubblica che ha pensato bene di metter insieme Nobel per l'Economia, saggisti e professori con strimpellai e ristoratori. Tutto fa brodo, soprattutto quando bisogna promuovere la disinformazione che vorrebbe convincerci che l'Euro e' la nostra sola salvezza! Infatti e' piuttosto difficile trovare dichiarazioni integrali di Sargent in riferimento all'Europa, perche', per sua stessa definizione, si tratta di un economista atipico che nel corso dei proprio studi ha ridotto ai minimi termini i dogmi di economia politica da sempre considerati inattaccabili e sacri. Sargent e' innanzitutto un amante della storia, se non proprio uno storico, che sfrutta la storia per comprendere l'attualita' e creare dei modelli di analisi per il futuro.

Nei suoi interventi fa numerosi riferimenti alla storia degli USA in rapporto all'Europa. La Federazione nasceva da una volonta', se vogliamo, politica, prima che economica, di un insieme di gruppi di popolazione tutto sommato omogenei, emigrati (spesso fuggiti) nel nuovo Mondo in cerca di fortuna e, soprattutto, liberta'. Nessuno dei neo-costituiti Stati prevaleva sull'altro e mai erano entrati in guerra l'uno contro l'altro. In Europa e' tutto l'opposto. Popoli diversi, interessi divergenti, culture diverse e Stati che da secoli sono in guerra per prevalere economicamente e politicamente nel vecchio continente.   

Qualcuno sostiene che il sogno di un'Europa unita nasce dal desiderio di pace eterna delle generazioni precedenti che hanno vissuto le due grandi guerre. Sono pero' portato a pensare che sia invece l'ambizione dei Paesi piu' potenti (Germania in testa) che hanno dirottato la propria strategia di dominio, utilizzando armi piu' sofisticate, quelle dell'economia. Infatti l'Europa nasce come Mercato Comune e non come entita' politica, perche' nessuna delle nazioni e' disposta a cedere (giustamente aggiungo) o delegare poteri alle altre, proprio perche' storicamente ci siamo sempre scontrati. Gli USA si riuniscono sotto un'unica costituzione animati da spirito di solidarieta' e crescita di ogni Stato per spingere la federazione dal basso rendendola forte nel Mondo. In Europa il senso e lo spirito di solidarieta' si limitano al "prestito a strozzo" nei confronti dei Paesi gia' meno forti, ulteriormente indeboliti dall'Euro e dalla politica economica tedesca. In realta' non vi e' alcuna solidarieta', manca percio' totalmente una base di spinta che possa dare forza ad una Unione Europea Politica che rappresenti equamente tutti i cittadini del continente. Si parla gia' di Europa del Sud e del Nord, di due velocita'. Quotidianamente leggiamo sui giornali richiami al rigore nei confronti di quello o l'altro Stato (sempre da Berlino...); i piani di salvataggio in realta' si rivelano degli acquisti a prezzi di saldo e dell'economia (e ricchezze) dei Paesi in difficolta' e di sovranita'. 

Dal punto di vista economico, anche, abbiamo sempre avuto interessi non conformi. L'Italia nel decennio che precedeva l'Euro godeva di una bilancia dei pagamenti positiva (53mld) diventata negativa nel decennio successivo (2001-2012 -388mld), mentre la Germania si trova in una situazione completamente opposta (-126mld preEuro +1.791mld nel decennio dopo introduzione Euro)***. E' percio' sempre piu' valida la teoria per la quale non puo' esistere una moneta comune senza unita' di vedute (ed interessi) politico-economiche. L'Euro nasce per garantire che l'acquisizione di debito sovrano dei PIIGS non si svaluti, affinche' si possa conquistare sovranita' di quei Paesi sostanzialmente senza che questa sia mai stata messa in vendita; non solo, la Germania che (malgrado l'alta produttivita') non era in grado di competere con l'Italia si ritrova oggi ad essere lo Stato Europeo con la migliore performance in termini di Export.

Sargent spiega come nella crisi del debito USA del 18esimo secolo, il governo centrale centralizzo' il debito dei 13 Stati membri, acquisendo (in buona parte) il potere impositivo e la raccolta del gettito. Il risultato fu, oltre all'aumento di credibilita' USA nei confronti dei creditori, l'omogeneita' dell'imposizione fiscale sui cittadini (riaggiustata a seconda dello Stato di appartenenza) quindi l'assoluta' parita' competitiva nei rispettivi settori. In Europa non solo non vi e' omogeneita' di imposizione fiscale (l'Italia in questo caso e' la prima della classe degli asini!), ma l'Unione non si fa carico del debito dei Paesi in difficolta', al contrario vara piani assurdi indebitandoli ancor piu'! 

Nel 19esimo secolo, gli stessi Stati USA, di fronte al rifiuto del governo centrale di far fronte ai debiti contratti dai singoli Stati, furono costretti a "fallire", percio' i creditori non furono pagati. Lo Stato centrale non pretese percio' maggior potere impositivo, lasciando i singoli stati liberi di determinare la propria politica fiscale nell'ambito delle regole federali. 

Cio' che i governanti dell'Unione stanno provando ad imporci, e' un pout pourri di azioni sbagliate: proposta gli Eurobond centralizzando parzialmente il debito, senza assumersi il debito, non ripudiando il debito, ma senza salvare gli Stati in difficolta', appropriandosi pero' del potere economico politico di quegli Stati. E' accettabile?

Sembra ormai che il partito "Pro-Euro" si sia ridotto a quei quattro tecnocrati che ce l'hanno imposto assecondati dalla propaganda a banderuola che segna una direzione contraria alla realta' contemporanea. Cosa aspettano quelle forze democratiche ancora vive, i movimenti di cittadini e quei politici con ancora un briciolo di dignita' ed amor di patria a farsi sentire?


***Fonti: Bloomberg, Economia-Impresa



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